Metro 2033… da tavolo

m01Lo scorso PLAY mi sono trovato davanti tra le offerte ad un gioco di cui non conoscevo l’esistenza e che non potevo non acquistare: la versione da tavolo di Metro 2033. Il gioco, creato da Sergey Golubkin e Pavel Ovchinnikov e pubblicato da Hobby World, è in edizione inglese e non è mai stato pubblicato in Italia.

Il Metro 2033 Universe parte dalla trilogia di Dmitry Glukhovsky e dai romanzi che ha ispirato in tutto il mondo, Italia compresa, pubblicati in Italia da Edizioni Multiplayer.it, ma il successo l’ha ottenuto in particolar modo con la trilogia videoludica (di cui l’ultimo titolo dovrebbe uscire alla fine di quest’anno) sviluppata da 4A Games.

Nel Metro 2033 Universe il mondo ha visto lo scoppio di una guerra termonucleare globale testimonia il lento declino delle ultime vestigia della razza umana, sopravvissuta difendendosi dalle radiazioni nelle gallerie della metropolitana moscovita. Le fazioni che si contendono le gallerie trasformate in microcomunità devono fronteggiare non solo la scarsità di risorse, ma anche gli attacchi di mostruose mutazioni dal mondo esterno.

I romanzi, così come i videogiochi esplorano le peripezie di persone che vengono strappate dal loro contesto per quanto possibile tranquillo e lanciate nel caos della metropolitana alla ricerca di soluzioni per problemi che rischiano di minacciare tutta l’umanità al suo interno. Una parte estremamente della narrazione glukovkiana è l’immaginare che anche il tutto sommato ridotto numero di sopravvissuti riesca a dividersi in fazioni che si combattono ed uccidono sia per il controllo delle risorse sia per motivi (futilmente?) ideologici. Tra le fazioni ricompaiono i nazisti del Quarto Reich così come i bolscevichi della Linea rossa ed altri più o meno folkloristici gruppi.

È proprio da qui che parte l’idea del gioco da tavolo: da 2 a 6 giocatori devono controllare una fazione e combattere sia gli avversari sia gli abomini mutati per espandere il controllo sul maggior numero di stazioni della metropolitana. Ognuno ha a disposizione una forza militare che dipende dal numero di stazioni controllate ed un eroe che si può muovere autonomamente ed ha una propria forza militare.

Il gioco si sviluppa in round, ognuno dei quali si articola in 5 fasi che vedono raccolta di risorse e loro pagamento per il mantenimento della forza militare, movimento, commercio e combattimento. La vittoria può essere raggiunta o annettendo 10 stazioni (si comincia con 3) o occupando tutte e 4 le stazioni centrali della Polis, inizialmente neutrali e prive di minacce mutanti ma pesantemente difese.

Mentre il confronto con le minacce mutanti (che avviene ogni volta che si attacca una stazione neutrale o in determinati predefiniti round) avviene semplicemente col confronto tra i punti di forza della carta minaccia e il livello di potenza raggiunta dall’esercito attaccante o del suo eroe, eventualmente potenziato dall’equipaggiamento acquistato o dai punti di forza di ogni singolo eroe, lo scontro tra giocatori avviene attraverso l’utilizzo di carte combattimento che possono aggiungere tatticamente punti alla forza di base del giocatore.

Il gioco non è certo un capolavoro (su BoardGameGeek ottiene un punteggio di 5,9) ma in realtà il problema, più che di gameplay è di scarso appeal dei componenti (alla fine abbiamo solo gettoni di cartone e 6 brutti soldatini di plastica, oltre alle carte, ben disegnate ma un po’ leggere con una scatola del tutto priva di scomparti in cui conservare gli elementi) e una certa confusione nell’individuare le tipologie di stazioni e le relative aree di competenza. Ma non si riduce ad essere un mero “futurisiko“: soprattutto se gioca il massimo dei giocatori previsto, la necessità di creare equilibri e alleanze temporanee da una parte e la costante pressione dei mostri mutanti lo rendono un curioso esempio di declinazione ludica di questo universo fantascientifico, relativamente rapido da giocare e con regole e gameplay chiari da interpretare anche se in inglese.

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