Fallout: la guerra non cambia mai, nemmeno in versione boardgame

È stato pubblicato il 18 luglio scorso da Asmodee Italia il gioco da tavolo prodotto da Fantasy Flight dedicato alla saga videoludica di Fallout. Forse conviene però, prima di parlare del nuovo gioco da tavolo, spendere qualche riga per dare un quadro storico dell’opera.

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Fallout: A Post Nuclear Role Playing Game viene pubblicato sul finire del 1997 da Interplay. All’epoca la stampa specializzata mise impropriamente a confronto questo gioco con il quasi contemporaneo Mith: The Fallen Lords di Bungie. Le somiglianze: entrambi giochi a tema fantastico con visuale isometrica. Le differenze: Fallout è, come esplicitato dal sottotitolo, un gioco di ruolo a turni ambientato in un presente alternativo in cui la Guerra Fredda ha causato lo scoppio della Terza Guerra Mondiale con tanto di attacchi con armi atomiche ed il successivo degrado a landa radioattiva della civiltà occidentale in cui il protagonista deve fronteggiare bande di predoni e mostri prodotti dalle radiazioni per recuperare tecnologia fondamentale al funzionamento delle apparecchiature del rifugio antiatomico (il “Vault”) da cui proviene; Myth al contrario è un gioco tattico (e qualcuno potrà chiedersi in cosa si differenzi un gioco “tattico” da un gioco “strategico”: nel tattico dobbiamo “solo” coordinare al meglio le forze/truppe a nostra disposizione al fine di farle prevalere su quelle nemiche, nello strategico dobbiamo anche occuparci della gestione delle risorse al fine della produzione di strutture e truppe) in tempo reale dove nel classico scenario dell’heroic fantasy dobbiamo opporci alle forze del male guidate appunto dai “signori caduti”, divinità malvagie che vogliono distruggere la civiltà umana. All’epoca, sulle riviste specializzate, a fronte di una ricezione tiepida di FalloutMyth venne incensato ed osannato soprattutto per una grafica per l’epoca sbalorditiva. Non un caso che mentre Interplay, con l’inizio del 21. secolo, dovette dichiarare bancarotta, Bungie divenne una vera potenza dell’intrattenimento videoludico, grazie anche alla serie di Halo, centrale nelle strategie commerciali di Microsoft per l’Xbox. Anche il supporto dei distributori fu diverso: mentre Myth venne tradotto completamente in italiano, Fallout venne distribuito in inglese e solo di recente, all’interno del progetto OldGamesItalia, è stata pubblicata una patch che traduce in italiano i testi presenti nel gioco ancora acquistabile su GOG. Nonostante il diverso esito degli sviluppatori, oggi Fallout è una serie viva e vegeta che guadagna appassionati ad ogni nuovo titolo (soprattutto da quando, nel 2007, la proprietà intellettuale è passata nella mani di Bethesda che ha completamente rivoluzionato la saga portandola al 3D ma restando nel contempo estremamente fedele all’ambientazione ed al gameplay originali) mentre Myth è un titolo che probabilmente pochi ricordano e quasi nessuno dei “millennials” conosce.

Già la presentazione iniziale di ognuno dei titoli della saga – una voce fuori campo che recita: “War. War never changes…” [Guerra. La guerra non cambia mai…] mentre una inquadratura relativamente quotidiana e normale si allarga a mostrare invece la realtà di una scenario desolato – cattura l’attenzione e l’immaginazione del giocatore giocando a richiamare tutta la fantascienza catastrofica degli anni ’50. Il sistema a turni – per quanto già all’epoca del primo episodio giudicato sorpassato dalle meccaniche in tempo reale – diventa contemporaneamente una sorta di droga (“ancora un turno!”) e una sfida per gestire nel modo più oculato possibile i punti azione a disposizione (determinati anche dallo sviluppo verso cui il giocatore ha indirizzato il proprio personaggio) in base alle armi ed altre risorse in proprio possesso ed al numero ed alla forza dei nemici fronteggiati. Inoltre il personaggio poteva riuscire a far sì che PNG (personaggi non giocanti) si alleassero con lui e lo supportassero nella sua “quest” se dotato di sufficienti abilità di persuasione da parte del suo giocatore.

Fallout: The Board Game, pubblicato da Fantasy Flight Games lo scorso anno e, come ricordato, distribuito completamente in italiano dal luglio scorso da Asmodee Italia, non è il primo gioco da tavolo ispirato alla saga videoludica, essendo già usciti almeno altri due giochi: un wargame e un gioco di ruolo. Il merito di Fallout: The Board Game è quello di cercare una terza via tra questi due estremi restando fedele non tanto alle meccaniche del gioco quanto alla ambientazione, alla storia, al “mood” con cui i vari episodi della saga videoludica hanno catturato i videogiocatori. E, lo anticipiamo subito, lo fa con un gioco dalle meccaniche poco chiare che necessitano di rodaggio e di “house rules” che rendano il gioco maggiormente fruibile e coerente (anche se forse al momento è meglio non fidarsi troppo dei tutorial italiani ad oggi presenti su YouTube che correggono da una parte e fuorviano dall’altra). Il gioco è pensato per un gruppo da uno a quattro giocatori da 14 anni in su per una durata media dichiarata di 2-3 ore (anche se, nella nostra esperienza, si va allegramente oltre le tre ore). Il gioco mette a disposizione 4 scenari da comporre mediante esagoni da accostare per creare l’area di gioco da esplorare e 5 diversi personaggi ognuno con abilità peculiari. Ogni giocatore inoltre potrà equipaggiare il personaggio scelto con armature ed armi e con oggetti che possano essere utilizzati per il baratto o per recuperare salute o difendersi dalle radiazioni. Ogni giocatore ha a disposizione una plancia per tenere sotto controllo l’inventario e gli indicatori concorrenti di salute e radiazione, ma anche per sviluppare punti esperienza che permettano di aggiungere abilità S.P.E.C.I.A.L. (dove S sta per Strenght cioè forza, P per Perception – percezione -, E per Endurance – resistenza -, C per Charisma – carisma -, I per Intelligence – intelligenza -, A per Agility – agilità -, e L per Luck cioè fortuna). Eliminando mostri o nemici nella zona contaminata acquisiamo punti esperienza che mano a mano potremmo utilizzare per acquisire le abilità sopra elencate (che fondamentalmente servono ad avere maggiori possibilità di rilanciare i dadi e quindi maggiori probabilità di superare gli scontri, soprattutto coi nemici più tosti che normalmente s’incontreranno alla fine di ogni scenario. Gli scontri vengono risolti dal lancio di 3 appositi dati che riportano sia i danni subiti dal nostro personaggio sia i colpi al nemico che vanno a segno solo se il colpo stesso è inflitto in un suo punto vulnerabile.

Il confronto coi nemici non è però l’elemento principale del gameplay, tanto più che dopo uno scontro in nemico, anche se non sconfitto, torna inattivo e ci permette – anche se più malconci – di proseguire per la nostra quest. Piuttosto l’elemento maggiormente caratteristico è un enorme mazzo di carte numerate che costituisce l’insieme di tutti gli eventi affrontabili nei 4 scenari. Ogni carta ha un proprio numero identificativo e, a partire da quelle indicate come iniziali dalle istruzioni di ogni scenario, si succedono richiamandosi l’un l’altra fino alla risoluzione che in alcuni casi dipende dallo scontro del personaggio con un determinato nemico, ma in molti altri dalle decisioni del giocatore. Proprio questo sistema a ricordato a diversi giocatori il sistema utilizzato dai “libri-game”, per di più in assenza di cooperazione vera e propria tra i vari personaggi ed anche della possibilità di combattimento tra i giocatori stessi. Il giocatore può invece allearsi in ogni scenario con una delle due fazioni che si contendono il territorio evitando di essere attaccato da questa e acquisendo punti vittoria legati alla predominanza di questa. La vittoria è legata non al completamento dell’esplorazione o della quest principale ma all’acquisizione di punti influenza o alla presa di controllo di una zona da parte di una fazione che provoca la fine della partita e la sconfitta di tutti i giocatori.

Nonostante la non perfetta oliatura di tutti gli ingranaggi del gioco, che porterà inevitabilmente a male interpretare qualche elemento nelle partite iniziali, Fallout: The Board Game è una splendida esperienza per tutti gli appassionati del videogioco (e soprattutto per quelli più vecchi che ricorderanno le caselle esagonali delle mappe dei primi due episodi della saga) che si trovano di fronte ad un gioco che rispetta l’essenza di esplorazione e narrazione del videogioco amato. Ma anche chi per assurdo non conosca affatto il videogioco non si troverà di fronte ad un’esperienza negativa perché, grazie al suo sistema fondamentalmente narrativo, Fallout: The Board Game mira a immergere e coinvolgere tutti i giocatori.

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